National Geographic

“Siamo una nazione così ricca di storia che il mondo non può non ascoltarci”, afferma il vice presidente iraniano Esfandiar Rahim Mashaee.

La copertina del National Geographic di questo mese di luglio è dedicata alla Persia. Il cuore antico dell’Iran. All’interno un articolo di Marguerite Del Giudice sull’Iran di ieri e di oggi ed un reportage fotografico di Simon Norfolk sui tesori dell’Iran. Viene offerta in omaggio una mappa dell’Iran.

4. 08. 2008

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روﻯ مالﻴمي ( sulla leggerezza)

donne iraniane riccardo zipoli
Nella foto:donne iraniane fotografate da Riccardo Zipoli

زحمت كار (zahmat-e kar ) روي* قدم دلپذير گذارد (ruye quidam-e dashnir ganard)
(la fatica del lavoro poggia sul passo grazioso) ;
وزن اب (vazn-e ab ) روي خادر مالﻴم مانده‌است ( ruye cador-e molayem mandast);
(il peso dell’acqua sta sul velo leggero) ;
وزن زنﺎﻥ (vazn-e zanan) و ( va) كوحك ﮒﻨﺩم ماسه ( kucak-e gandom-e masè; dove kucak=piccolo e masè=sabbia):
(il peso delle donne e il piccolo granello di sabbia):
جهان روي* مالﻴمﻯ گذاردن (jahan ruye molayemi ganardan; dove jahan=mondo)
(il mondo poggia sulla leggerezza).

*روي (ruye) incontriamo per la prima volta questa parola: “su, sopra”. (more…)

15. 07. 2008

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Lessico: nella città

Città: شهر (shahr)
Strada: بجاده (jaddé)
Piazza: خانه (khané)
Mercato: كاخ ,بازار (kakh),(bazar)
Hotel: هتل (hotel)
Biblioteca: كتابخانه (ketabkhané)
Ristorante: رستورانه (restoran)
Sala da tè: چاي خانه
Museo: موزه (muzè)
Moschea: مسجد (masjed)
Giardino: باغ (bagh)
Fontana: چشمه (cheshmè)
Vicolo coperto: ساباط (sabat)
Vicolo: كوچه (cucè)
Ponte : پل (pol)
Fiume: رودخانه (rudkhané)
Panorama: منظره (manzarè)
Autobus: اتوبوس (otobus)

Nella foto: uno scorcio di Isfahan. Foto ripresa da The Gabster.

14. 04. 2008

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“Le mille e una notte” a Roma

mille e una notte

I racconti de

“Le mille e una notte”

sabato 12 aprile ore 19,30

con

Mario Casari
Docente di letteratura persiana moderna e contemporanea – Università La Sapienza di Roma

Roberta Denaro
Docente di letteratura e traduzione araba Università - La Sapienza di Roma>

Amalia Vetromile
Attrice

Marialuisa Sales
Danzatrice danza classica persiana (stile Medea Madhavi)
Membro del C.I.D (Consiglio Internazionale della Danza) dell’UNESCO

Ingresso libero (more…)

20. 03. 2008

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Indicativo presente verboداشتن (dashtan): avere

Il verbo “avere”, داشتن (dashtan), è irregolare in farsi, come in molte altre lingue.
Naturalmente, quando al mondo le ricchezze saranno distribuite in modo uguale tra tutti gli uomini, il verbo داشتن (dashtan) diventerà regolare, e si coniugherà in modo armonioso e simmetrico in tutte le sue voci e tempi.
Per ora, il presente indicativo del verbo داشتن (dashtan) si coniuga come segue:

دارم (daram) io ho
دارﻰ (dari) tu hai
دارد (darad) egli ha
دارﻴم (darim) noi abbiamo
دارﻴد (darid) voi avete
دارند (darand) essi hanno (more…)

2. 02. 2008

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Lalai

Una parola dal dolcissimo suono onomatopeico, appena scoperta e tanto bella da meritare un post a sè: لالايي ( lala’i): ninnananna.
(Forse da qui l’inglese lullaby?)

Ed ecco, anche, una ninnananna persiana.

لالا لالا گل گردو (Lala lala gole gerdu) Dormi , dormi, fior di noce

لالا لالا گل گردو (Lala lala gole gerdu) dormi, dormi, fior di noce,
بابات رفته توی اردو (Babat rafte tuye ordu) il tuo papà andò al campo
لالا لالا گل پسته (Lala lala gole peste ) dormi dormi fiore di pistacchio
بابات رفته سر قصه (Babat rafte sare qesse) il tuo papà andò ad ascoltare un racconto
لالا لالا گل فندق (Lala lala gole fandoq ) dormi dormi fior di nocciola
بابات رفته سر صندوق (Babat rafte sare sandouq) il tuo papà andò allo scrigno segreto*

Qui potete trovare questa ed altre nenie di bimbi, in farsi ed in molte altre lingue: http://www.mamalisa.com/
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13. 01. 2008

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Lessico: i colori

Colore: ﺭﻨﮒ (rang) Bianco: ﺴﻔﻴﺩ (sefid)
Rosso: ﻘﺭﻤﺯ (quermez)* Rosa : ﺼﻭﺭﺘﻰ (surati)
Arancio:ﻨارنجي (Na’arenji) Giallo: ﺯﺭﺩ (zard)
Marrone (lett:del colore del caffè): ﻘﻬﻭﻩﺍﻯ (quahvè’i)
Celeste (lett: del colore dell’acqua:verde azzurro): ﺭﻨﻜ ﺁﺒﻰ ( rang -e abi)
Azzurro**: لاجورد (lajvard) Turchese: ﻔﻴﺭﻭﺯﻩ ﺍﻰ (firuzé-ì)
Blu: ﺴﺭمه اﻰ (sormè -’ì) Verde: ﺴﺒﺯ ( sabz) Nero: ﺴﻴﺎه (siyah)
Arcobaleno (lett: arco di colori) :رنگين كمان (rangin kaman)

Nell’immagine: il Kelar-Dasht in una foto del fotografo iraniano Alj Majdfar.
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12. 01. 2008

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Danza persiana con Medea Madhavi

Segnaliamo volentieri l’arrivo a Roma della danzatrice Iraniana Medea Mahdavi, che terrà, il 29 marzo, uno stage di danza persiana.

Nata in Iran e residente in Inghilterra, Medea Mahdavi è nota ed apprezzata a livello internazionale come insegnante e danzatrice. Ha sviluppato uno stile coreutico unico, che unisce la spiritualità e la fluidità della tradizione persiana con la sensualità terrena di altri stili di danza mediorientale. La sue attuali ricerche concernono la tradizione folclorica e tribale delle danze della regioni iraniane del Golfo Persico e del Mar Caspio. (more…)

7. 01. 2008

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Lessico: il corpo umano

Corpo: جسم (jesm) Testa: سر (sar)
Viso: صورت (surat) Capelli: مو (mu)
Sopracciglio: ابرﻭ (abru) Ciglia: مزﻩها (mozhè-ha)
Occhi: چشم (ceshm) Naso: دماغه (damagh)
Guancia: گونه (gunè) Bocca: دهان (dahan)
Orecchio: ﻜﻭﺵ (gush) Collo: گردن (gardan)
Petto, seno: سينه (siné) Braccio: بازو (bazu)
Mano: دست (dast) Dito: انگشت (angosht)
Gamba: پا (pa) Piede: يا (ya)

Immagine ripresa dal sito Murmuhammad.

4. 01. 2008

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Immagine e simbolo tra Oriente e Occidente medievali (parte I):

Beato Angelico, Madonna in trono fra angeli e santi (partic.)

Non il rigore della causalità, non la necessità, né gli orditi geometrici della logica: ma lo slancio del pensiero, il volo, il salto logico, la vertigine, la fantasia: tra l’esperienza di un’immagine sensibile e quella del suo possibile significato spirituale, stanno - nel simbolismo medioevale d’occidente - la mente analogica e fantastica dell’osservatore, la sua psiche, l’ individuale sua sensibilità, la sua diversa grazia.
“Dico che per cielo io intendo la scienza e per li cieli le scienze”, e “occhi” sono le “dimostrazioni” : Dante consegna così, al lettore del Convivio, la chiave interpretativa delle sue allegorie, perché nel mobile e policromo simbolismo d’Occidente, ogni cosa può adombrare una incalcolabile molteplicità di sigificati, la più umile delle cose può celare il più sublime dei sensi, la più inafferrabile delle astrazioni emergere gioiosamente dalle sensuali forme di una infinità di simboli.
Nel medioevo romanzo come persiano è un’estetica dal carattere fortemente intellettualistico, conoscitivo, che culla il fiorire del simbolo: per cui bella è l’immagine sol che essa sveli anche un piccolo frammento del segreto senso del mondo; solo che si ripensino le molte qualità di ogni cosa del creato, come se non fossero attributi, ma anch’esse sostanze; e non in un mondo di rose, di vino o di stelle si viva- ma di purezza, di oblio, di lontananza. (more…)

13. 10. 2007

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Immagine e simbolo (II) . Niyaz e naz: simbolismo in una narrazione danzata.

le notti di Kosrow e ChirinCosì, mentre tra le miti colline toscane, un poeta si accinge a svelare ad un colto lettore il segreto delle sue metafore - e siano cieli le scienze, e occhi le dimostrazioni- molto lontano, verso le sponde del lago d’Aral,dove il turchese s’infrange sui campi verdi e rossi di pistacchi e di tulipani- una danzatrice dal volto di luna e dal ciglio di seta annoda la sua ultima treccia ed entra sulle scene del giardino del palazzo reale, sotto gli sguardi del sultano e dele sue tristi mogli, e delle miglia di popolani, e innamorati e dervisci e scribi, e ladroni, e mercanti di spezie e di caffè, e giovani studenti per una volta lontani dagli sguardi severi dei maestri, il giorno della la festa d’incoronazione del sultano.
Eretta e sottile come un’elegante ombra, la danzatrice ondeggia lievemente, dondolando malinconicamente il capo: il pubblico trasale: è il nobile cipresso, (sarv-e azad, abbiamo visto) dunque l’Amato, dunque la danza miniata narra una storia d’amore.
Tutti restano immobili, eppure sembrano farsi più vicini.
Vola, la danzatrice ora, sulla scena, e ci racconta essere l’amato, nella nostra storia, una timida pricipessa .
Carezza la sua fronte un ricciolo( tab-e mu) scuro: altro simbolo ricorrente della poesia persiana, é la rete che avvolge , intrappola, confonde l’amante; e la rete è il mistero divino.
I temi della poesia cortese e della poesia mistica si intrecciano e sovrappongono in infiniti rimandi. (more…)

8. 10. 2007

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Purpureo dolce capriccio

Lieta e lucente macchia d’un amore
colore della stella: il cuore mio
s’è prostrato lontano, a un buio neo,
volto di perla e collo di candela,
chiaror di fronte sotto trecce nere.
Sono il ricciolo e il neo lettere scritte
per agevoli imbrogli, il volto è raso,
le orecchie come l’arco della luna,
nei riccioli di seta ambra è il profumo,
pronto bersaglio per la freccia è il petto. (more…)

17. 09. 2007

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Questi libri etc.

Tenendo presente la regola già vista per cui il numero è sempre seguito dalla forma singolare del nome, ed il fatto che l’aggettivo dimostrativo ha in farsi una sola forma, valida tanto per il singolare quanto per il plurale, vediamo alcuni esempi in cui numeri, aggettivi, e forme plurali di nomi vengono combinati.

Due libri ﺩﻭ ﻜﺘﺎﺏ (do ketab)

Cinque libri ﭙﻨﺝ ﻜﺘﺎﺏ (panj ketab)

Quei cinque libri ﺁﻥ ﭙﻨﺝ ﻜﺘﺎﺏ (an panji ketab)

Questi due libri ﻴﻥ ﺩﻭ ﻜﺘﺎﺏ (in do ketab)

Libri ﻜﺘﺎﺏ ﻫﺎ (ketab-ha) (more…)

19. 07. 2007

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I numeri

I numeri da uno a dodici in farsi sono i seguenti:

٠: sefr, zero
١: yek, uno
٢: do, due
٣: se, tre
٤: cahar, quattro
٥: panj, cinque
٦: shesh, sei
٧: haft, sette
٨: hasht, otto
٩: noh, nove
١٠: dah, dieci
١١: yazdah, undici
١٢: davazdah, dodici

I numeri precedono il nome sempre alla forma singolare:

yek derakht, un albero
do hotel, due hotel.

13. 07. 2007

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Aggettivi dimostrativi

In farsi esistono due aggettivi dimostrativi: ﻴﻥ (in), equivalente al nostro “questo”, che si usa per gli oggetti vicini a chi parla, e ﺁﻥ (an), che equivale al nostro “quello”, e si usa per oggetti lontani da chi parla.
Qualche esempio:

in ja: questo luogo
in ketab: questo libro
an mashin: quella macchina
in derakht-ha: questi alberi.

12. 07. 2007

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Temi ricorrenti / La rosa e l’usignolo

Scrive Hafez in un ghazal:

Lo splendore del tempo della gioventù ha riacquistato, ora, il Giardino; la buona novella del Fiore ha raggiunto il dolce-cantante Usignolo.

Quello della rosa - il fiore per eccellenza - e dell’usignolo è uno dei temi più ricorrenti della poesia persiana, presente fin dalle sue prime testimonianze. L’usignolo è detto Uccello dell’Alba. Come la preghiera dell’alba, che per il Corano ha un valore particolare, così il suo canto ha un valore mistico, è preghiera e anelito. Ma un anelito triste, perché la rosa è inaccesibile nella perfezione della sua bellezza. Essa sdegna l’usignolo ed il suo amore nel suo fugace fiorire. Dopo la sua morte, l’usignolo canterà la perdita di ciò che mai ha posseduto. Non è difficile scorgere il senso dell’immagine: la rosa è Dio, inaccessibile e lontano, con il quale inutilmente il credente tenta di unirsi. La preghiera dell’uomo, come il canto dell’usignolo, è canto triste per l’inaccessibilità della bellezza divina.

Cfr. Pagliaro-Bausani, Storia della letteratura persiana, Nuova Accademia, Milano 1960, pp. 248 segg.

14. 04. 2007

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Io non sono me, tu non sei te e tu non sei me…

( #1976, da Rumi’s Kolliyaat-e Shams-e Tabrizi )


ﻨﻰ ﻤﻥ ﻤﻨﻡ ﻭﻨﻰ ﺘﻭ ﻴﻰ ﻨﻰ ﺘﻭﻤﻨﻰ
ﻫﻡ ﻤﻥ ﻤﻨﻡ ﻭ ﻫﻡ ﺘﻭ ﺘﻭ ﻴﻰﻫﻡ ﺘﻭ ﻤﻨﻰ
ﻤﻥ ﺒﺎ ﺘﻭ ﭽﻨﺎﻨﻡ ﺍﻰ ﻨﮔﺎﺭﺨﺘﻨﻰ
*ﻜﺍﻨﺩﺎﺭﻏﻠﻁ ﻡ ﻜﻩ ﻤﻥ ﺘﻭﺍﻡ ﻴﺎ ﺘﻭ ﻤﻨﻰ

Io non sono me, tu non sei te e tu non sei me;
eppure io sono me, tu sei te e tu sei me;
dolcezza di Khotan, io così sono grazie a te:
confuso se io sia te o sia tu me. (more…)

10. 04. 2007

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Essere in breve

Come abbiamo visto, il verbo essere in farsi è spesso usato anche in forma contratta; e non si tratta di una semplice abbreviazione, come nell’inglese I’m: nella nostra poetica lingua, tutta l’arroganza dell’essere si stringe timidamente in un minuscolo suffisso: qualcosa che accede ad altro; e chi sta a disagio nel nostro ingombrante “io sono”, e si sente meglio in un cantuccio, userà con sollievo questa semplice in fondo alla parola:perché è così che ci si può a volte davvero sentire: come un piccolo suffisso alla fine della felicità, della nostalgia, dell’innamoramento.
Dovremo dunque esercitarci a riconoscere queste manciate di lettere in cui si cela l’essere, con la stessa cura con cui nella calca di una festa facciamo attenzione a chi vive timidamente, a chi si rannicchia, sfugge e non si mette in mostra.

Abbiamo già visto le forme contratte del verbo essere: vediamole ora scritte in farsi.

ﻫﺴﺘم — > م
هستي—> ي
هست —> ست
ﻫﺴﺘﻴﻡ —-> ﺘﻡ
ﻫﺴﺘﻴﺩ — > ﻴﺩ
ﻫﺴﻨﺘﻨﺩ — > ﻨﺩ


(more…)

4. 04. 2007

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Ancora sul verbo essere:prime letture

Ed ora che ci siamo attrezzati con l’alta tecnologia, cominciamo ad esercitarci leggendo le prime piccole frasi in farsi.Ecco un esercizio* sull’uso del presente indicativo del verbo essere: Maryam (M) e Babak (B) si salutano, si chiedono a vicenda come stanno e Maryam presenta a Babak la sua amica Yasaman (Y). (more…)

31. 03. 2007

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Saluti in farsi

Qualche piccolo esempio di alcuni tra i principali saluti, alcuni formali, altri più familiari, nella lingua farsi.

Ciao, cara Maryam: salam, maryam jan!

Ciao, mio caro: salam, azizam

Buon mattino Babak: sobh-be kheyr Babak (more…)

23. 02. 2007

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Temi ricorrenti/ Il cipresso

Secondo una leggenda, Zarathustra avrebbe piantato due cipressi: uno a Kashmar e l’altro a Torshiz. Quello di Kashmar fu tagliato nell’anno 232 dell’Egira (847 d. C.) dal califfo Motavakkel, che pagò con la vita il sacrilegio: morì ucciso dai suoi schiavi prima ancora di poter vedere l’albero. L’altro cipresso non fece una fine migliore. L’emiro Yanaltakin lo fece bruciare nel 537 (1143 d. C.), ma questa volta non ci furono conseguenze per lui, perché la distruzione avvenne attraverso il fuoco, che era elemento sacro allo stesso Zarathustra.
In questa leggenda il cipresso compare come albero sacro e cosmico, elemento ricorrente in molte tradizioni religiose (Bausani cita un’apocalisse mazdea e l’albero waq-waq, ma è possibile ricordare anche, almeno, l’Asvattha della Bhagavad-Gita).
Nella poesia persiana il cipresso - o meglio: il nobile cipresso, sarv-e azad - è anche un simbolo della statura, del portamento, della nobiltà dell’Amato. E’ simbolicamente unito alle acque sorgive, o meglio all’Acqua della Vita (motivo tipico del mondo mesopotamico, ricorda Bausani; presente anche nell’Edda di Snorri, aggiungo io), così come la sua ombra offre un refrigerio più profondo di quello offerto dagli alberi ordinari: è una solta di alito vitale, una fragranza di spirito (‘atr-e ruh) che suscita le ossa putrefatte a nuova vita.

(Cfr. Pagliaro-Bausani, Storia della Letteratura persiana, Nuova Accademia, Milabo 1960, pp. 286-290.)

9. 02. 2007

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ney-nāmè, il libro del flauto

La parola persiana نى (ney) significa prima di tutto ‘canna’ e, di qui, ‘flauto’, ‘piffero’. Ecco perché è normale, per un persiano, che, all’inizio del Masnawī di Rūmī, la canna separata dal canneto che si lamenta della sua separazione produca un suono che è definito ‘dolce’.
Ma il persiano نى (ney) è anche una negazione ‘no’ e, vocalizzato nay-, ‘non’, come in نيانداخت (nay-andākht) ‘non gettò’: da qui una proliferazione del senso che si riflette in una pluralità di interpretazioni, tutte plausibili, attraverso le quali è stato possibile leggere e decifrare il ‘racconto di canna e del suo lamento’.

Dal libro Poesia dell’Islam, a cura di G. Scarcia (Sellerio, Palermo, 2004) vorrei qui trascrivere, a più riprese, la traduzione italiana di G. Scarcia e B. Scarcia Amoretti del ney-nāmè ( نى نامه), il ‘libro del flauto’ (more…)

16. 01. 2007

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Tra lo Scià e Khomeini. ‘Ali Shari‘ati: un’utopia soppressa

Venerdì 19 gennaio, alle ore 17,30, presso l’Istituto Per l’Oriente “C. A. Nallino” di Roma, si terrà la presentazione del libro Tra lo Scià e Khomeini. ‘Ali Shari‘ati: un’utopia soppressa
di Riccardo Cristiano (giornalista RAI).
Interverranno:
Bijan Zarmandili (scrittore e giornalista del gruppo Espresso) e Filippo di Giacomo (antropologo e giornalista). Sarà presente l’autore. (more…)

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Temi ricorrenti/ La coppa di Jamshid

La poesia persiana è caratterizzata, forse più della poesia di altri popoli, dalla presenza di alcuni elementi ricorrenti, temi immagini e simboli, il cui significato può non essere di facile comprensione per il lettore occidentale. Vedremo alcuni di questi simboli e temi ricorrenti, con l’aiuto della Storia della letteratura persiana di Antonino Pagliaro e Alessandro Bausani (Nuova Accademia, Milano 1960). (more…)

15. 01. 2007

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Splendori persiani alla Biblioteca Nazionale Francese

cosroe vede shirin accanto alla sorgente Una meraviglia, la sezione sull’esposizione dei manoscritti persiani, nel sito della Biblioteca Nazionale Francese , con le favolose miniature del grande Behzat, dei leggendari miniaturisti della scuola di Herat e dei maestri di Tabriz. Luccica ancora il rosso steso dai maestri persiani sull’abito della dolce Chîrîn affacciata al balcone e sulle labbra tristi di Majnun folle d’amore, tra gli animali del deserto. Non mancano i cavalli dalle dolci linee: non muscoli, né vigorose ossature- ché la possanza serve per correre, non per narrare- ma colli chini come steli di giunco, zampe flesse in inchini galanti; e ancora cipressi pensanti; delicatissimi fiori di gelsomino, schiusi come segreti svelati; finestrelle ogivali; malinconici principi innamorati nei giardini di corte; milioni e milioni di stelle racchiuse tra le dorature delle cornici. Come il disegno di albero che (more…)

14. 01. 2007

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Iran Chamber Society

Il sito della Iran Chamber Society, in lingua inglese, offre una dettagliata guida dell’Iran ed è ricco di informazioni sulla cultura e l’arte. E’ presente anche la traduzione in inglese di alcune opere fondamentali della letteratura farsi, come le Rubaiyat di Khayyam (con testo farsi) o lo Shahnameh di Firdousi.

11. 01. 2007

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L’ezafe*

Con questo post inizia la collaborazione al Taccuino farsi di Raoul. A differenza di me e di Ludò, che ci avviciniamo ad una lingua così bella con l’incoscienza del dilettante e dell’autodidatta (incoscienza che è appena compensata dall’entusiasmo), Raoul ha del farsi una conoscenza universitaria. Gli siamo particolarmente grati di aver accettato di mettere le sue conoscenze a disposizione dei lettori di questo blog.

L’ezafe (اضافه) è il rapporto che intercorre fra due termini dei quali si dice che il primo è annesso (mozaf) al secondo (mozaf eleih) per essere da questo determinato (es. l’albero del giardino) o qualificato (es. il vestito nuovo). In altre parole il secondo termine è il complemento di determinazione (del giardino) o l’attributo (nuovo) del primo. Quanto all’attributo, esso deve sempre seguire il nome che qualifica. Quanto all’accento, il suffisso di ezafe (-e / -ye) è sempre atono. (more…)

10. 01. 2007

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Essere presente

E’ chiaro che non molto senso avrebbe andare avanti con le nostre lezioni di farsi, se non spiegassimo subito come si dice in quella bella e nobile lingua, almeno, “io sono”; perché ci manca la terra sotto i piedi, se non riusciamo a dire queste due semplici paroline - ed a molti, a dire il vero, manca la terra sotto i piedi (o, più spesso, il cielo sopra la testa) se a quelle due semplici paroline non ne affiancano una terza: che so, “io sono direttore”. C’è anche chi avverte l’urgenza di imparare come si dice “Lei non sa chi sono Io”, ma a costui non baderemo. (more…)

31. 12. 2006

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Babà Bozorg e Jujé

Da una dimostrazione di danza persiana presso la libreria iraniana Nima di Roma riporto, via Ludò, la seguente storia. Ci sono un vecchio ed un bambino. Il vecchio è un vecchio persiano, vale a dire un vecchio che non si vergogna di essere vecchio. E’ alto, magro, con una barba lunga ed appuntina che dà al viso un’aria arguta, bilanciata dagli occhi un po’ malinconici. (more…)

17. 12. 2006

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I verbi al negativo

Ci son quelli che vorrebbero eliminare ogni negatività, ogni no dalla vita; pare loro quasi che vi sia qualcosa di diabolico nel far oscillare la testa o il dito indice. Costoro possono saltare a pie’ pari questa lezioncina. Gli altri, ben consapevoli della grandezza che spesso è contenuta in una negazione, sappiano che in farsì la cosa si fa in modo facile facile.
Prendiamo il verbo al passato ed aggiungiamo na all’inizio:

او رفت
U raft, Lui andò

او نرفت
U naraft, Lui non andò.

Tutto qui.

8. 12. 2006

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I plurali: esercizio

Ed ecco -tratto dalla grammatica Modern Persian di Narguess Farzad- un esercizio la cui soluzione, per aumentare la suspance, apparirà , in perfetto stile Enigmistica, la prossima settimana, su questa stessa rete: non mancate.

1) Tradurre in farsi i seguenti plurali: le città; i ragazzi; i fiori; i gatti; le donne; i giovani; i saggi; tre sorelle; due ore.

2) Volgere al plurale le seguenti parole:

,ﻜﺘﺎﺒﺨﺎﻨﻩ ,ﭙﺴﺭ ,ﻤﺎﺸﻴﻥ ,ﺨﻭﺍﻫﺭ,
ﺩﻭﺯ ﭙﻨﺠﺭﻩ

3. 12. 2006

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Ancora sui plurali

Un altro uso del suffisso ان (an) si ha in caso di aggettivi sostantivati, quando si voglia trasformare un aggettivo- come per esempio buono o giovane- in un sostantivo che indichi un gruppo di persone: i buoni, i giovani.
In questo caso, infatti, l’aggettivo ( ﺨﻭﺏ :khub, buono) si trasforma in sostantivo proprio tramite l’aggiunta del suffisso ان ( khubanan.i buoni). Questo significa che in generale questi aggettivi al plurale non seguono mai il nome, perché se usati al plurale fungono essi stessi da nome, e perdono la loro natura di aggettivi. (more…)

2. 12. 2006

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Due fili intrecciati

fili intrecciatiAmici

Sogno bello:una lugubre notte d’addio, e due amici [avvinghiarsi,
conversar, riversarsi d’angoscia dai cuori, e serrati tenersi.
Acchetarsi, stemprare l’angustia di chi si separa:
affetto tenero, morbido, in quel fianco a fianco sedersi.
Di ciò che a ciascuno riserbano i giorni trascorsi lontano
parlare ed effondersi, ai mille congiunti che vivono identica [pena. (more…)

27. 11. 2006

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Cominciamo i plurali

In farsi esistono diversi modi di formare il plurale.

- Il più comune, che è usato principalmente per le cose inanimate, è quello di aggiungere il suffisso ها (ha) alla fine della parola, congiungendolo, quando è possibile, con la sua ultima lettera . (more…)

20. 11. 2006

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Mettiamoci anche il luogo

Siamo riusciti a introdurre in una frase l’indicazione del tempo. Ma il tempo, si sa, non va bene da solo: non v’è vita che sia vita senza che accanto al tempo vi sia anche un luogo preciso: senza un hic et nunc, l’essere svapora, si fa evanescente inconsistente inesistente. Mettiamoci dunque anche il luogo, e combattiamo l’havelhavalimizzazione* dell’essere. (more…)

14. 11. 2006

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Come si dice “il mio amico”

Noi non siamo di quelli che stanno lì ad affermare la proprietà e il possesso, a dire “questo è mio” con la faccia brutta di chi esclude, e tuttavia non neghiamo l’importanza della parola mio - che può servire a dire il mio amico o, per chi è più fortunato, il mio amore. (more…)

5. 11. 2006

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Frasi più complesse con i verbi al passato

Proviamo a creare una frase più complessa, aggiungendo l’avverbio. Come sappiamo, la struttura della frase in farsi è soggetto + oggetto + verbo. L’avverbio va dopo l’oggetto e prima del verbo: soggetto + oggetto + avverbio + verbo:

من ميز را ديروز تميز كردم

Man (io) miz (la tavola) ra (identificativo del complemento oggetto) diruz (ieri) tamiz (pulito) kardam (ho fatto).

1. 11. 2006

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Arrossire (esercizio sui verbi al passato)

Ora, si dà il caso che il sultano fosse anche poeta.


ﺎﻬﺭﻌﺸ ﺕﺸﻭﻨ ﻥﺎﻁﻠﺴ ﻰﻜ

ﺏﺠﻌﺘ ﺯﺍ ﺩﻴﺩﺸ ﺯﻤﺭﻘ ﻥﺎﻬﻠﻻ
ﻡﺭﺯﺍ ﺯﺍ ﺩﻴﺩﺸ ﺯﻤﺭﻘ ﻥﺎﻴﺭﭙ
ﻰﻴﻭﺭﻤﻜ ﺯﺍ ﺩﺸ ﺯﻤﺭﻘ ﻩﺩﺍﺯﻫﺎﺸ
ﻯﺩﺎﺸ ﺯﺍ ﺩﻴﺩﺸ ﺯﻤﺭﻘ ﺭﺎﻨﺍ
ﺩﻨﻬﺠﺭﭙ ﺕﻭﻘﺎﻴ ﻑﻴﺭﻅ ﺩﻤﺍ ﺭﻅﻨﺒ ﻥﺎﻬﺠ

Cosa accadeva dunque, quando il sultano scriveva poesie?

(l.)

27. 10. 2006

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Prime frasi con verbi al passato

In farsi le frasi seguono, diversamente dall’italiano, uno schema soggetto-oggetto-verbo. Non “io ho chiuso la porta”, ma “io la porta ho chiuso”. Porta in farsi si dice در (dar). La frase “io ho chiuso la porta” in farsi dunque è: من در را بستم, man dar ra bastam. La parola را (ra) serve per individuare l’oggetto della frase (in questo caso در), subito dopo il quale viene collocata. (more…)

24. 10. 2006

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Verbi composti al passato: coniugazione di بازي كردن

In farsi ci sono molti verbi composti, formati da aggettivi, sostantivi, avverbi seguiti da kardan (fare) o shodan (diventare).
Ad esempio, giocare è بازي كردن (bazi kardan), da بازي (bazi) , gioco, e كردن (kardan), fare. (more…)

23. 10. 2006

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