Lessico: nella città

Città: شهر (shahr)
Strada: بجاده (jaddé)
Piazza: خانه (khané)
Mercato: كاخ ,بازار (kakh),(bazar)
Hotel: هتل (hotel)
Biblioteca: كتابخانه (ketabkhané)
Ristorante: رستورانه (restoran)
Sala da tè: چاي خانه
Museo: موزه (muzè)
Moschea: مسجد (masjed)
Giardino: باغ (bagh)
Fontana: چشمه (cheshmè)
Vicolo coperto: ساباط (sabat)
Vicolo: كوچه (cucè)
Ponte : پل (pol)
Fiume: رودخانه (rudkhané)
Panorama: منظره (manzarè)
Autobus: اتوبوس (otobus)

Nella foto: uno scorcio di Isfahan. Foto ripresa da The Gabster.

14. 04. 2008

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Indicativo presente verboداشتن (dashtan): avere

Il verbo “avere”, داشتن (dashtan), è irregolare in farsi, come in molte altre lingue.
Naturalmente, quando al mondo le ricchezze saranno distribuite in modo uguale tra tutti gli uomini, il verbo داشتن (dashtan) diventerà regolare, e si coniugherà in modo armonioso e simmetrico in tutte le sue voci e tempi.
Per ora, il presente indicativo del verbo داشتن (dashtan) si coniuga come segue:

دارم (daram) io ho
دارﻰ (dari) tu hai
دارد (darad) egli ha
دارﻴم (darim) noi abbiamo
دارﻴد (darid) voi avete
دارند (darand) essi hanno (more…)

2. 02. 2008

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Lalai

Una parola dal dolcissimo suono onomatopeico, appena scoperta e tanto bella da meritare un post a sè: لالايي ( lala’i): ninnananna.
(Forse da qui l’inglese lullaby?)

Ed ecco, anche, una ninnananna persiana.

لالا لالا گل گردو (Lala lala gole gerdu) Dormi , dormi, fior di noce

لالا لالا گل گردو (Lala lala gole gerdu) dormi, dormi, fior di noce,
بابات رفته توی اردو (Babat rafte tuye ordu) il tuo papà andò al campo
لالا لالا گل پسته (Lala lala gole peste ) dormi dormi fiore di pistacchio
بابات رفته سر قصه (Babat rafte sare qesse) il tuo papà andò ad ascoltare un racconto
لالا لالا گل فندق (Lala lala gole fandoq ) dormi dormi fior di nocciola
بابات رفته سر صندوق (Babat rafte sare sandouq) il tuo papà andò allo scrigno segreto*

Qui potete trovare questa ed altre nenie di bimbi, in farsi ed in molte altre lingue: http://www.mamalisa.com/
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13. 01. 2008

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Lessico: i colori

Colore: ﺭﻨﮒ (rang) Bianco: ﺴﻔﻴﺩ (sefid)
Rosso: ﻘﺭﻤﺯ (quermez)* Rosa : ﺼﻭﺭﺘﻰ (surati)
Arancio:ﻨارنجي (Na’arenji) Giallo: ﺯﺭﺩ (zard)
Marrone (lett:del colore del caffè): ﻘﻬﻭﻩﺍﻯ (quahvè’i)
Celeste (lett: del colore dell’acqua:verde azzurro): ﺭﻨﻜ ﺁﺒﻰ ( rang -e abi)
Azzurro**: لاجورد (lajvard) Turchese: ﻔﻴﺭﻭﺯﻩ ﺍﻰ (firuzé-ì)
Blu: ﺴﺭمه اﻰ (sormè -’ì) Verde: ﺴﺒﺯ ( sabz) Nero: ﺴﻴﺎه (siyah)
Arcobaleno (lett: arco di colori) :رنگين كمان (rangin kaman)

Nell’immagine: il Kelar-Dasht in una foto del fotografo iraniano Alj Majdfar.
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12. 01. 2008

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Lessico: il corpo umano

Corpo: جسم (jesm) Testa: سر (sar)
Viso: صورت (surat) Capelli: مو (mu)
Sopracciglio: ابرﻭ (abru) Ciglia: مزﻩها (mozhè-ha)
Occhi: چشم (ceshm) Naso: دماغه (damagh)
Guancia: گونه (gunè) Bocca: دهان (dahan)
Orecchio: ﻜﻭﺵ (gush) Collo: گردن (gardan)
Petto, seno: سينه (siné) Braccio: بازو (bazu)
Mano: دست (dast) Dito: انگشت (angosht)
Gamba: پا (pa) Piede: يا (ya)

Immagine ripresa dal sito Murmuhammad.

4. 01. 2008

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Questi libri etc.

Tenendo presente la regola già vista per cui il numero è sempre seguito dalla forma singolare del nome, ed il fatto che l’aggettivo dimostrativo ha in farsi una sola forma, valida tanto per il singolare quanto per il plurale, vediamo alcuni esempi in cui numeri, aggettivi, e forme plurali di nomi vengono combinati.

Due libri ﺩﻭ ﻜﺘﺎﺏ (do ketab)

Cinque libri ﭙﻨﺝ ﻜﺘﺎﺏ (panj ketab)

Quei cinque libri ﺁﻥ ﭙﻨﺝ ﻜﺘﺎﺏ (an panji ketab)

Questi due libri ﻴﻥ ﺩﻭ ﻜﺘﺎﺏ (in do ketab)

Libri ﻜﺘﺎﺏ ﻫﺎ (ketab-ha) (more…)

19. 07. 2007

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I numeri

I numeri da uno a dodici in farsi sono i seguenti:

٠: sefr, zero
١: yek, uno
٢: do, due
٣: se, tre
٤: cahar, quattro
٥: panj, cinque
٦: shesh, sei
٧: haft, sette
٨: hasht, otto
٩: noh, nove
١٠: dah, dieci
١١: yazdah, undici
١٢: davazdah, dodici

I numeri precedono il nome sempre alla forma singolare:

yek derakht, un albero
do hotel, due hotel.

13. 07. 2007

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Aggettivi dimostrativi

In farsi esistono due aggettivi dimostrativi: ﻴﻥ (in), equivalente al nostro “questo”, che si usa per gli oggetti vicini a chi parla, e ﺁﻥ (an), che equivale al nostro “quello”, e si usa per oggetti lontani da chi parla.
Qualche esempio:

in ja: questo luogo
in ketab: questo libro
an mashin: quella macchina
in derakht-ha: questi alberi.

12. 07. 2007

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Essere in breve

Come abbiamo visto, il verbo essere in farsi è spesso usato anche in forma contratta; e non si tratta di una semplice abbreviazione, come nell’inglese I’m: nella nostra poetica lingua, tutta l’arroganza dell’essere si stringe timidamente in un minuscolo suffisso: qualcosa che accede ad altro; e chi sta a disagio nel nostro ingombrante “io sono”, e si sente meglio in un cantuccio, userà con sollievo questa semplice in fondo alla parola:perché è così che ci si può a volte davvero sentire: come un piccolo suffisso alla fine della felicità, della nostalgia, dell’innamoramento.
Dovremo dunque esercitarci a riconoscere queste manciate di lettere in cui si cela l’essere, con la stessa cura con cui nella calca di una festa facciamo attenzione a chi vive timidamente, a chi si rannicchia, sfugge e non si mette in mostra.

Abbiamo già visto le forme contratte del verbo essere: vediamole ora scritte in farsi.

ﻫﺴﺘم — > م
هستي—> ي
هست —> ست
ﻫﺴﺘﻴﻡ —-> ﺘﻡ
ﻫﺴﺘﻴﺩ — > ﻴﺩ
ﻫﺴﻨﺘﻨﺩ — > ﻨﺩ


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4. 04. 2007

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Saluti in farsi

Qualche piccolo esempio di alcuni tra i principali saluti, alcuni formali, altri più familiari, nella lingua farsi.

Ciao, cara Maryam: salam, maryam jan!

Ciao, mio caro: salam, azizam

Buon mattino Babak: sobh-be kheyr Babak (more…)

23. 02. 2007

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Temi ricorrenti/ Il cipresso

Secondo una leggenda, Zarathustra avrebbe piantato due cipressi: uno a Kashmar e l’altro a Torshiz. Quello di Kashmar fu tagliato nell’anno 232 dell’Egira (847 d. C.) dal califfo Motavakkel, che pagò con la vita il sacrilegio: morì ucciso dai suoi schiavi prima ancora di poter vedere l’albero. L’altro cipresso non fece una fine migliore. L’emiro Yanaltakin lo fece bruciare nel 537 (1143 d. C.), ma questa volta non ci furono conseguenze per lui, perché la distruzione avvenne attraverso il fuoco, che era elemento sacro allo stesso Zarathustra.
In questa leggenda il cipresso compare come albero sacro e cosmico, elemento ricorrente in molte tradizioni religiose (Bausani cita un’apocalisse mazdea e l’albero waq-waq, ma è possibile ricordare anche, almeno, l’Asvattha della Bhagavad-Gita).
Nella poesia persiana il cipresso - o meglio: il nobile cipresso, sarv-e azad - è anche un simbolo della statura, del portamento, della nobiltà dell’Amato. E’ simbolicamente unito alle acque sorgive, o meglio all’Acqua della Vita (motivo tipico del mondo mesopotamico, ricorda Bausani; presente anche nell’Edda di Snorri, aggiungo io), così come la sua ombra offre un refrigerio più profondo di quello offerto dagli alberi ordinari: è una solta di alito vitale, una fragranza di spirito (‘atr-e ruh) che suscita le ossa putrefatte a nuova vita.

(Cfr. Pagliaro-Bausani, Storia della Letteratura persiana, Nuova Accademia, Milabo 1960, pp. 286-290.)

9. 02. 2007

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L’ezafe*

Con questo post inizia la collaborazione al Taccuino farsi di Raoul. A differenza di me e di Ludò, che ci avviciniamo ad una lingua così bella con l’incoscienza del dilettante e dell’autodidatta (incoscienza che è appena compensata dall’entusiasmo), Raoul ha del farsi una conoscenza universitaria. Gli siamo particolarmente grati di aver accettato di mettere le sue conoscenze a disposizione dei lettori di questo blog.

L’ezafe (اضافه) è il rapporto che intercorre fra due termini dei quali si dice che il primo è annesso (mozaf) al secondo (mozaf eleih) per essere da questo determinato (es. l’albero del giardino) o qualificato (es. il vestito nuovo). In altre parole il secondo termine è il complemento di determinazione (del giardino) o l’attributo (nuovo) del primo. Quanto all’attributo, esso deve sempre seguire il nome che qualifica. Quanto all’accento, il suffisso di ezafe (-e / -ye) è sempre atono. (more…)

10. 01. 2007

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Essere presente

E’ chiaro che non molto senso avrebbe andare avanti con le nostre lezioni di farsi, se non spiegassimo subito come si dice in quella bella e nobile lingua, almeno, “io sono”; perché ci manca la terra sotto i piedi, se non riusciamo a dire queste due semplici paroline - ed a molti, a dire il vero, manca la terra sotto i piedi (o, più spesso, il cielo sopra la testa) se a quelle due semplici paroline non ne affiancano una terza: che so, “io sono direttore”. C’è anche chi avverte l’urgenza di imparare come si dice “Lei non sa chi sono Io”, ma a costui non baderemo. (more…)

31. 12. 2006

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I verbi al negativo

Ci son quelli che vorrebbero eliminare ogni negatività, ogni no dalla vita; pare loro quasi che vi sia qualcosa di diabolico nel far oscillare la testa o il dito indice. Costoro possono saltare a pie’ pari questa lezioncina. Gli altri, ben consapevoli della grandezza che spesso è contenuta in una negazione, sappiano che in farsì la cosa si fa in modo facile facile.
Prendiamo il verbo al passato ed aggiungiamo na all’inizio:

او رفت
U raft, Lui andò

او نرفت
U naraft, Lui non andò.

Tutto qui.

8. 12. 2006

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Ancora sui plurali

Un altro uso del suffisso ان (an) si ha in caso di aggettivi sostantivati, quando si voglia trasformare un aggettivo- come per esempio buono o giovane- in un sostantivo che indichi un gruppo di persone: i buoni, i giovani.
In questo caso, infatti, l’aggettivo ( ﺨﻭﺏ :khub, buono) si trasforma in sostantivo proprio tramite l’aggiunta del suffisso ان ( khubanan.i buoni). Questo significa che in generale questi aggettivi al plurale non seguono mai il nome, perché se usati al plurale fungono essi stessi da nome, e perdono la loro natura di aggettivi. (more…)

2. 12. 2006

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Cominciamo i plurali

In farsi esistono diversi modi di formare il plurale.

- Il più comune, che è usato principalmente per le cose inanimate, è quello di aggiungere il suffisso ها (ha) alla fine della parola, congiungendolo, quando è possibile, con la sua ultima lettera . (more…)

20. 11. 2006

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Mettiamoci anche il luogo

Siamo riusciti a introdurre in una frase l’indicazione del tempo. Ma il tempo, si sa, non va bene da solo: non v’è vita che sia vita senza che accanto al tempo vi sia anche un luogo preciso: senza un hic et nunc, l’essere svapora, si fa evanescente inconsistente inesistente. Mettiamoci dunque anche il luogo, e combattiamo l’havelhavalimizzazione* dell’essere. (more…)

14. 11. 2006

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Come si dice “il mio amico”

Noi non siamo di quelli che stanno lì ad affermare la proprietà e il possesso, a dire “questo è mio” con la faccia brutta di chi esclude, e tuttavia non neghiamo l’importanza della parola mio - che può servire a dire il mio amico o, per chi è più fortunato, il mio amore. (more…)

5. 11. 2006

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Frasi più complesse con i verbi al passato

Proviamo a creare una frase più complessa, aggiungendo l’avverbio. Come sappiamo, la struttura della frase in farsi è soggetto + oggetto + verbo. L’avverbio va dopo l’oggetto e prima del verbo: soggetto + oggetto + avverbio + verbo:

من ميز را ديروز تميز كردم

Man (io) miz (la tavola) ra (identificativo del complemento oggetto) diruz (ieri) tamiz (pulito) kardam (ho fatto).

1. 11. 2006

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Prime frasi con verbi al passato

In farsi le frasi seguono, diversamente dall’italiano, uno schema soggetto-oggetto-verbo. Non “io ho chiuso la porta”, ma “io la porta ho chiuso”. Porta in farsi si dice در (dar). La frase “io ho chiuso la porta” in farsi dunque è: من در را بستم, man dar ra bastam. La parola را (ra) serve per individuare l’oggetto della frase (in questo caso در), subito dopo il quale viene collocata. (more…)

24. 10. 2006

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Verbi composti al passato: coniugazione di بازي كردن

In farsi ci sono molti verbi composti, formati da aggettivi, sostantivi, avverbi seguiti da kardan (fare) o shodan (diventare).
Ad esempio, giocare è بازي كردن (bazi kardan), da بازي (bazi) , gioco, e كردن (kardan), fare. (more…)

23. 10. 2006

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I verbi: il passato di رفتن e نوشتن

Tutti i verbi persiani terminano all’infinito con la desinenza -an. In persiano esistono due temi verbali, quello del presente e quello del passato. Non esistono verbi regolari o irregolari, ma alcuni verbi presentano delle irregolarità limitate al tema del presente. (more…)

15. 10. 2006

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I pronomi personali

ﻤﻥ, man, io
ﺘﻭ, to, tu
ﺍﻭ, u, lui/lei
ﺍﻥ, an, esso
ﻤﺎ, ma, noi
ﺸﻤﺎ, shoma, voi
ﺍﻨﻬﺎ, an-ha, essi

Attenzione: le parole farsi vengono visualizzate correttamente solo con il browser Internet Explorer.

1. 10. 2006

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Le ultime due lettere dell’alfabeto farsi

La lettera he ha una forma maiuscola che compare solo alla fine della parola e tre forme minuscole: la prima compare all’inzio della parola, legata alla lettera che segue; la seconda tra due lettere, legata ad entrambe; la terza alla fine della parola, legata alla lettera che la precede. Suona come una h aspirata (ascolta). La lettera ye suona come una i (ascolta).

24. 09. 2006

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Le lettere da fe a va:v

La lettera fe si pronuncia come una f (ascolta). Gha:f ha un suono non facile per un italiano, che ricorda molto la r francese (ascolta). Kah:f suona come la lettera k (ascolta), mentre ga:f suona come la g di gatto (ascolta). La:m è la lettera l (ascolta; è bene fare attenzione alla forma che la lettera assume quando è legata all’alef. Mim è la lettera m (ascolta) , nu:n è la n (ascolta),. Va:v corrisponde alla lettera v, anche se in alcuni casi che vedremo si pronuncia come una u (ascolta)

17. 09. 2006

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Le lettere da ta: a ghaein

La lettera ta: suona come una t (ascolta il nome della lettera e la pronuncia insieme alle vocali). Za: si pronuncia come la s sonora si rosa (ascolta il nome della lettera e la pronuncia insieme alle vocali). La lettera aein corrisponde a un suono laringeo che rafforza la vocale che segue (ascolta il nome della lettera e la sua pronuncia insieme alla vocali). Ghaein ha un suono particolare, non facile per un italiano. E’ un suono gutturale simile alla r francese, articolato in fondo alla gola (asolta il nome della lettera e la sua pronuncia insieme alle vocali).

Materiale tratto e adattato da Easy Persian.

2. 09. 2006

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Le lettere da zhe a za:d

La lettera zhe suona come la j francese di bonjouur (ascolta il nome della lettera e la pronuncia insieme alle vocali). Sin suona come una s (ascolta il nome della lettera e la pronuncia insieme alle vocali). Shin si pronuncia sh (ascolta il nome della lettera e la pronuncia insieme alle vocali). Sa:d suona anch’essa come una s (ascolta il nome della lettera e il suono insieme alle vocali). Za:d suona come una z dolce (asolta il nome della lettera e il suono insieme alle vocali).

23. 08. 2006

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Le prime otto lettere dell’alfabeto

Vediamo ora le prime otto lettere dell’alfabeto farsi.

Questa è la pronuncia del nome delle lettere. Ecco invece il suono di ogni lettera, accompagnata dalle sei vocali (tranne le prime quattro, che già conosciamo): sa, jim, che, he.

16. 08. 2006

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Vocali lunghe

La prima lettera in alto a sinistra si trova sempre all’inizio della parola e si pronuncia come una a lunga (così). La seconda lettera in alto si trova sempre alla fine della parola e si pronuncia come una i lunga. La terza lettera è una u lunga.
In basso c’è la forma in minuscolo delle tre lettere. Nella loro forma in minuscolo, possono supportare qualunque delle sei vocali (le tre lunghe e le tre brevi).
Le vocali lunghe e brevi si combinano con le consonanti. Ecco ad esempio le sei vocali con la consonante p:

Ascolta la pronuncia.

15. 08. 2006

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Vocali brevi e prime consonanti

Dunque, cominciamo dall’inizio (saccheggiando Easy Persian, che per ora è la nostra unica guida). Il farsi si scrive con l’alfabeto arabo, con qualche leggera modifica per rendere suoni che nell’arabo non sono presenti. Si scrive e si legge da destra e sinistra, e questo comporta qualche difficoltà per noi.
(more…)

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